Tre Primarchi e gestione della fragilità

Essere un Primarca nel tetro e violento mondo di Warhammer 40k significa essere in un modo o nell’altro psicopatologicamente problematico, figlio nato in provetta da un Essere senza nome con poteri divini, ma che non vuole essere un Dio, anche se poi ci ripensa. Abbiamo 3 di questi bambinoni cresciti troppo in fretta, molto diversi, ma accomunati da una diversa gestione delle loro fragilità.

SPOILER

Partiamo da Fulgrim, il dandy a sinistra. Fulgrim è un esteta, un edonista, un egocentrico, un egoista. Il classico narcisista. Un narcisista che però ipercompensa una fragilità di fondo, di tipo genetico, che porta tutti i supermarines che derivano da lui ad avere una taratura fin dalla nascita che li porta ad avere orribili mutazioni. Ossessionato dalla paura di finire sfigurato abbraccerà il potere Dei del Caos e del Piacere, che gli promettono la perenne bellezza e potenza se abbraccia l’Eresia. Propenso a creare oggetti straordinari è in opposizione a Ferrus Manus, nato in un Pianeta povero, che lo porta a sviluppare l’ingegno per creare strumenti eccezionali, ma non volti ad esaltare la bellezza e la potenza, come quelli fatti dal fratello, ma a essere utili al mondo. Ferrus è ligio, corretto, work addicted, vicino a un Disturbo Ossessivo di Personalità, sempre spinto da una correttezza a tutti i costi che lo porterà a essere un Lealista e ad essere ucciso dal maligno Fulgrim che gli tende un tranello. Vulkan è uno dei Primarchi noto per essere fra il più sensibile ed empatico. In una prova a cui viene sottoposto dai suoi aguzzini viene perseguitato da allucinazioni, una voce che gli dà del fallito, lo condanna a morire solo  e fra atroci sofferenze, mentre l’Imperatore, in contatto telepatico, lo cercadi supportare. Questa diade rappresenta la lotta interna che subiscono i depressi, dove la parte malata combatte con quella sana, in una perenne lotta fra svalutazione e tentativo di ricompattare la propria Psiche, cercando di non crollare.